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Il Santo protettore della festa 2026

Cari amici e care amiche della Festa degli Angeli, bentrovati!

Anche quest’anno poniamo la nostra Festa sotto la protezione di un “santo bambino” che dal cielo ci aiuta e ci sostiene indicandoci la strada verso Gesù. Ecco la breve storia del venerabile Antoninho da Rocha Marmo.

 

La storia di questo ragazzino brasiliano è costellata di avvenimenti prodigiosi, pochi anni per grandi cose, eppure non parliamo di medioevo, ma dello scorso secolo.

 

Antoninho nacque a São Paulo (Brasile) il 19 ottobre 1918, quartogenito di Pamphilo Marmo e Isabella da Rocha. Il bambino fu battezzato nella Chiesa di Sant’Antonio do Pari, ed essendo anche il giorno della festa del santo, il 13 giugno, gli fu dato il nome del francescano portoghese.

Il bambino suscitava particolare affetto in coloro che lo incontravano ed era circondato da una certa aura di santità, tanto che il padre iniziò a chiamarlo “santo filhinho (figlioletto santo)”.

Ad appena sei mesi di vita, quando la balia lo portava a passeggio per le vie della città, al vedere una chiesa il bambino faceva segni per indicare la sua volontà di entrarvi e, una volta entrati, non voleva vedere altro se non il Santissimo Sacramento.

 

Il bambino, nonostante l’età, possedeva una spiccata intelligenza, una memoria straordinaria e una capacità d’osservazione e deduzione logica unica, i familiari e gli amici erano stupiti della maturità di un bambino così piccolo che, già all’età di due anni, accoglieva gli ospiti e si intratteva con loro, parlando, sempre con rispetto e giovialità. Era particolarmente felice di poter conversare con le persone più povere e con coloro che non avevano avuto la possibilità di conoscere bene il Signore.

 

Un novello sacerdote, padre Olegario da Silva Barata, che, negli anni del seminario, era stato sostenuto dai Marmo, invitò l’intera famiglia alla sua prima messa. La mattina dell’evento Antoninho si svegliò presto e corse a svegliare i genitori affinché si preparassero, la madre gli spiegò che era ancora presto, ma il bambino non si rasserenò finché non vide tutti pronti a uscire di casa. Dopo la messa, durante il bacio delle mani, Antoninho si avvicinò con fare assai devoto, si inginocchiò, baciò le mani del sacerdote e, rialzatosi, lo abbracciò stretto, tanto che il sacerdote ne fu profondamente commosso, e la madre gli disse: “Antoninho, lascia il padre, gli stropicci tutti i paramenti!”.

 

Antoninho aveva profondo affetto e devozione per il Santo Padre, pregava molto per lui e insegnava agli altri bambini l’importanza di pregare per il padre della Cristianità. Conosceva il mandato del Signore a Pietro e lo citava per spiegare l’importanza del Pontefice per la Chiesa. Una volta, nel 1924, mentre la madre parlava con una suora della “prigionia” del Papa (che era volontariamente ritirato in Vaticano sin dal 1870), il bambino, che aveva appena sei anni, intervenne dicendo: “Non si preoccupi, sorella, il Papa non sarà ancora per molto prigioniero, sta per essere liberato”. Le sue parole suonarono come una profezia quando, cinque anni dopo, l’11 febbraio 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, e l’istituzione dello Stato della Città del Vaticano finiva la prigionia del Papa.

Nell’inverno del 1928/29 Antoninho si ammalò prima di morbillo, successivamente, forse a causa della debilitazione provocata da questa, fu colpito dalla tubercolosi, fu, quindi, ricoverato nell’ospedale di São José dos Campos a Campos de Jordão, che, anche per il clima, si sperava potesse aiutarlo nella guarigione. Ma lui stesso predisse che non sarebbe guarito. Le sue condizioni, infatti, non migliorarono e il ragazzino passava le giornate pregando e offrendo le sue sofferenze al Signore, senza mai dimenticare gli ultimi.

 

Antoninho conosceva il giorno della sua morte e vi si preparò al meglio, volle, però, preparare anche sua madre al distacco. Un giorno, circa un mese prima della sua morte, vedendo la madre affranta, le disse: “Perché sei così triste, mamma?”, gli rispose: “No, io non sono mai triste vicino a te, figlio mio”. Riprese il ragazzino: “Mamma, dobbiamo fare la volontà del Signore. Il Signore ha bisogno di me… Vedi quel passerotto, che canta sull’albero? Se io lo faccio posare sul mio dito e cantare crederai che è la volontà di Nostro Signore?”. “Certo, figlio mio” rispose la madre. “Guarda – disse Antoninho e continuò – cardellino, caro passerotto, in nome di Dio nostro Signore, vieni sul mio dito e canta”. L’uccellino, obbedendo, planò sul dito di Antoninho e si mise a cantare. “Vedi, mamma, questa è la volontà del Signore” disse alla madre, che rispose con fede: “Si, figlio mio, vedo e credo”. Poi, rivolto all’uccellino disse: “Vai, mio piccolo amico, torna al tuo albero e continua a cantare” e così fece.

Qualche giorno dopo chiese alla madre: “Chi era il frate che stava parlando con me?”. La madre disse: “Non c’è stato nessun frate qui”. “Va bene, mamma, fa niente…” rispose Antoninho. Poco dopo bussò alla porta il postino con una busta, inviata da una sorella di Antoninho, dentro c’era la foto di fra’ Fabiano de Cristo. “Era lui, mamma” disse Antoninho. Fabiano era un santo frate vissuto nel ‘700 e si era recato da Antoninho per prepararlo alla vicina morte.

 

Il 19 dicembre 1930, nonostante fosse debole e sofferente, si volle alzare per fare il Presepe, come da tradizione. Terminatolo, con difficoltà fu riportato sul letto, da cui non si sarebbe più alzato. Il 20 accolse la visita con gioia le suore della Santa Casa di Misericordia, poi ricevette l’estrema unzione e il viatico da fra’ Angelo de Rezende. Dopo la Comunione rimase estatico, e scosso dal frate, che pensava fosse in stato di incoscienza, rispose: “Stavo ringraziando per la Comunione”.

Poi chiese un bicchiere d’acqua e cominciò a balbettare alcune parole: “Che bella strada … Tappezzata di fiori … Quanto sono belli! Quanti angeli! Guarda mamma: alcuni giocano … altri sorridono! Mi invitano ad accompagnarli … Che bella processione! … Io vado, mamma … vado … Sì … vedo un lampo! Una figura si sta avvicinando … Guarda, mamma, è il nonno”. Chiese, quindi, di accendere due candele a sant’Antonio, dicendo: “Prima che si siano consumate, sarò in Paradiso! Sono stanco… voglio riposare”. Iniziò così la lenta agonia.

Verso le ore 23.30 del 21 dicembre aprì con difficoltà gli occhi, guardò tutti i presenti nella stanza, sorrise senza dire nulla, poi richiuse gli occhi e si addormentò nel Signore.

 

La fama di santità del piccolo profeta del Signore si diffuse presto per tutto il Brasile. Dopo quasi 100 anni dalla morte, ancora i fedeli ne ricordano la santità e la bontà, additandolo come esempio di virtù cristiana e come segno della Misericordia del Signore, che manifesta nei più piccoli e umili la sua potenza.

 

Il Signore vi dia la pace!

 

Il comitato della Festa degli Angeli

 

www.lafestadegliangeli.it

La Festa
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